Gianfranco Romano – Il punto di vista di un orchestrale

Written by Guido Bugatti. Posted in Drumset Mag - Edizioni Mensili, Drumset Mag n. 56 - Aprile 2017, Musicians

Gianfranco Romano - Il punto di vista di un orchestraleDi se stesso, con eccessiva modestia, parla come di “un operaio della musica”. In realtà è un professionista preparato, preciso e affidabile. Il suo curriculum racconta di collaborazioni prestigiose e di grandi soddisfazioni umane e professionali. (Leggi tutto>>)

Tra i tanti incontri importanti nella carriera di Gianfranco Romano c’è anche quello con il grand e Ellade Bandini.

In quale occasione hai conosciuto Ellade Bandini?

Per un periodo, oltre a suonare e a insegnare, collaboravo alla direzione artistica di Stazione Birra, un live club di Roma. Lì ho avuto l’opportunità di conoscere molti musicisti, tra i quali Massimo Morriconi, che venne a presentare un suo disco con la band che l’aveva registrato: Ellade Bandini, Franco Ventura, Ettore Gentile e Fabio Concato, che aveva cantato un paio di brani. Proprio in quell’occasione mi venne l’idea di fare dei corsi mirati per la sezione ritmica. Di lì a breve organizzammo tre master class della durata di tre giorni ognuna, e in questo modo ebbi la fortuna e l’opportunità di conoscere e frequentare Bandini. Fu una bellissima esperienza che mi piacerebbe ripetere, anche se  fu  un po’ traumatica per me.

Come mai?

Un giorno, durante la pausa pranzo, riferendosi a un episodio avvenuto la mattina, Ellade mi disse queste testuali parole: “Gianfranco, quando devi mostrare qualcosa a qualcuno, assicurati prima di saperla fare e bene, perché non sempre hai la possibilità di replicare, ricordalo!”. Una frase dura, che non mi aspettavo, detta all’improvviso, ma non potevo dargli torto. In quel periodo  a causa della morte di mio padre non ero al massimo, anzi… Ellade non sapeva nulla di tutto ciò, non mi andava di parlarne, ma non bisogna accampare scuse per nostri errori usandoli come scudo, come giustificazione. Così, per effetto di quelle parole ho rimesso in discussione tutto il mio operato e ho iniziato una lunga ricerca, soprattutto introspettiva, che mi ha portato a riprendere certi argomenti che non avevo approfondito.

Sin dai suoi esordi Gianfranco ha avuto la possibilità di cimentarsi con l’attività in uno studio di registrazione, quello messo su insieme a suo fratello…

Con lo studio di registrazione si guadagnava bene?

Discretamente. Ma quei lavori, più che avermi fatto guadagnare qualche soldino, mi hanno fatto guadagnare tantissimo in esperienza  perchè spesso lo studio, così come casa, era frequentato da musicisti. Venivano Mario Scotti e Massimo Buzzi, storica sezione ritmica di Zero, Baglioni, eccetera. Il M° Pregadio, che ricordo con affetto, andava matto per la pasta e patate che preparava mio padre. Roberto Gallinelli, attuale bassista della Pausini, era abbastanza di casa: con lui feci anche un tour con Modugno e Satta Flores. C’erano un giovanissimo Andrea Rongioletti, Emanuele Brignola, bassista dei Tiromancino. Max Gazzè, all’epoca solo bassista con la fissa dei Police. Con lui registrammo degli spot per Mediaset, svariati provini, suonammo anche con Luciana Turina. La casa era un porto di mare e mia madre, poverina, al piano di sopra che spiattellava per tutti a tutte le ore del giorno e della notte: grazie Mamma, ti voglio bene!

Ben frequentato direi…Vedi o senti ancora Gazzè o qualcuno di loro?

Beh, qualcuno purtroppo non c’è più e Max non lo vedo da qualche anno. Ci siamo frequentati per diverso tempo, pensa, ho ancora dei vecchi VHS girati con la sua telecamera con lui al basso… Aveva una Giulietta color indaco a gas, un bidone totale! Ricordo ancora i messaggi della sua segreteria telefonica, erano surreali, Max era un folle creativo… Ricordo bene quando mi fece ascoltare il provino fatto in casa di “Vento d’estate”, il brano cantato in coppia con Fabi…

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L’articolo completo è gratis a pagina 38 di Drumset Mag n. 56 di Aprile 2017

 

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